Il furore green degli enti li espone a ricorsi

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La campagna Plastic free e il suo favore mediatico ha scatenato la corsa di comuni, regioni, università e amministrazioni pubbliche varie ad anticipare la Direttiva europea sulla plastica approvata ieri dal Parlamento Ue e di prossima pubblicazione dando vita a una serie infinita di ordinanze, nozioni, progetti, normative locali, bandi di gara spesso in contrasto tra di loro e soprattutto con i dettami dell’Europa. Col rischio di raffiche i ricorsi. Questo scenario emerge da un’analisi realizzata dallo studio ADR su un campione di 60 comuni e due regioni italiane che hanno adottato provvedimenti Plastic free, gran parte dei quali appunto in contrasto con la Direttiva europea e pertanto illegittimi. Qualche esempio? Il 47% dei provvedimenti analizzati include erroneamente i bicchieri tra i prodotti monouso in plastica da abolire quando tra gli articoli monouso in plastica che l’Europa chiede di vietare da 2021 non ci sono i bicchieri ma piatti, posate, Cotton fioc, aste per palloncini. Il 52% dei provvedimenti analizzati vuole abolire anche le bottiglie d’acqua quando la Direttiva europea non chiede di abolire ma richiede nuovi requisiti di fabbricazione: le bottiglie in PET dovranno essere prodotte con un minimo del 25% di plastica riciclata entro il 2025 e i tappi dovranno rimanere attaccati alle bottiglie. La maggioranza dei provvedimenti analizzati applica la politica Plastic free unicamente ai distributori automatici degli uffici comunali o regionali dove peraltro è attiva la raccolta differenziata e non agli altri canali distributivi ben più ampi come supermercati esercizi commerciali ecc. La logica della Direttiva è completamente opposta: indica precisi requisiti per ogni prodotto da bandire o da ridurre e queste regole si devono applicare a tutti i canali distributivi. Le normative fai da te delle amministrazioni locali rischiano di creare confusione per cittadini e operatori commerciali che si troveranno in un comune a poter utilizzare dei prodotti e in altri no e daranno vita a un’infinita serie di ricorsi che intaseranno la giustizia amministrativa. Cosa fare dunque? Smetterla di strumentalizzare il tema della plastica a fini politici ed elettorali e affrontare seriamente il problema: attendere la pubblicazione della Direttiva e farla analizzare dagli organi competenti – ossia le Commissioni di Parlamento e Senato – al fine di recepirla in maniera coerente nell’ordinamento italiano a tutti i livelli.

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